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	<title>Luca Casagrande &#187; Lyris</title>
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		<title>Orientalismo, Arcaismo ed Esotismo nelle Mélodies di Albert Roussel e Georges Bizet: L&#8217;ultimo CD di Luca Casagrande</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Mar 2003 00:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Milano, Febbraio 2003 &#8211; Seconda prova discografica sulla mélodie francese otto-novecentesca, ideata, prodotta e interpretata da Luca Casagrande. Stavolta il baritono è affiancato da due voci femminili, il soprano Maria Carla Curìa e il mezzosoprano Loretta Liberato. Albert Roussel (1869-1937) &#8230; <a href="http://www.luca-casagrande.com/rassegna-stampa/orientalismo-arcaismo-esotismo/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Milano, Febbraio 2003</strong> &#8211; Seconda prova discografica sulla mélodie francese otto-novecentesca, ideata, prodotta e interpretata da Luca Casagrande.<br />
Stavolta il baritono è affiancato da due voci femminili, il soprano Maria Carla Curìa e il mezzosoprano Loretta Liberato.<br />
<strong>Albert Roussel (1869-1937)</strong> occupa un posto singolare tra i compositori francesi della sua epoca: a cavallo tra simbolismo e neo-classicismo, alterna pagine di sontuoso esotismo ad asciutti, crudi, spigolosi episodi melodico-armonici, che spesso sconfinano apertamente e intenzionalmente nel grotesque. Capolavori, in ogni caso.<br />
<strong>Georges Bizet (1838-1875)</strong> è un compositore altrettanto singolare, mosso da problematiche nettamente novecentesche, che lo pongono totalmente al di fuori della sua epoca.<br />
Entrambi, compositori poco e mal amati &#8211; se si eccettua il successo quasi postumo di Carmen, per Bizet &#8211; che, in questo Cd, sono proposti con freschezza e franchezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli interpreti vocali sono davvero di straordinaria abilità nel riuscire a rendere il senso completo di mélodies caratterizzate da una resa stilistica estrema e difficile.</p>
<p style="text-align: justify;">Maria Carla Curìa, soprano, dimostra anche in questo suo lavoro discografico, il terzo, doti che, ormai, le si possono riconoscere senza riserve: costante sforzo di comprensione profonda delle parti, e quindi espressività attenta e calibrata, tecnica solida, che, semmai, la spinge ad un’emissione un pochino troppo ortodossa, per i nostri gusti (potrebbe osare di più, intendiamo), bellissimo timbro e buone capacità coloristiche, dinamiche, agogiche, intonazione praticamente ineccepibile, voce che tende vieppiù ad una crescente lirica pastosità, nonostante siano ancora percepibili le trasparenze e le levità di una natura di soprano leggero, che le permettono, tra l’altro, il sicuro dominio del registro acuto e sopracuto, perlomeno fino al Re5. Per tutte queste doti le si perdoneranno volentieri una pronuncia francese da perfezionare e una dizione non sempre chiarissima. Perfetta, in ogni caso, Curìa è nei Deux idylles di Roussel, Le kèrioklèpte e Pan aimait Ekhô, e molto convincente nei quattro Poèmes chinois, sempre di Roussel, che interpreta, raggiungendo vertici di cupa intensità in Réponse d’une épouse sage; è divertentissima in Le grillon, piacevole scherzo con cui Bizet chiude il suo cycle Feuilles d’album.<br />
<img title="Continua..." src="http://www.luca-casagrande.com/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;">Approfittiamo di questa nuova registrazione di Curìa per ricordare brevemente le sue due prove discografiche precedenti, entrambe di notevole interesse. In Agostino Steffani (1654-1728). Cantate a una e due voci. Parte II, ideato e prodotto da Luca Casagrande e pubblicato nel 2002, con lo Scarlatti Camera Ensemble &#8211; CD, questo, che è stato definito dalla critica francese “il miglior lavoro dello Scarlatti Camera Ensemble” (FranceMusique), e ha riscosso unanimi consensi presso la critica e il pubblico spagnoli e tedeschi. Gli italiani, al solito, si fanno attendere &#8211; Curìa, dicevamo, offre una rimarchevole prova come sciolta interprete del barocco più evoluto, sia come solista, nella brillante Cantata Guardati ó core dal Dio bambin, sia nel patetico, struggente duetto Io mi parto, ó cara vita, accanto a Luca Casagrande in veste di tenore baritonale, che riporta infallibilmente a brumosi paesaggi sentimentali secenteschi, sia nei Duetti virtuosistici accanto a Loretta Liberato, qui splendido contralto di scuro e sonoro velluto vocale.<br />
In Cantate a voce sola per Soprano e continuo, di Alessandro Scarlatti, con il Trio Alessandro Scarlatti, per l’appunto, CD ideato e prodotto da Luca Casagrande, nel 2001, Curìa si mostra, agli esordi discografici, già interprete di vaglia, di notevoli pathos, intensità e musicalità. Si ascoltino la sua Didone abbandonata o la versione inhumana della Cantata Andate, o miei sospiri.</p>
<p style="text-align: justify;">Una curiosità: questo CD è stato presentato come materia d’esame alla Facoltà di Lettere, Istituto di Storia della Musica, dell’Università di Parma. In entrambi i CD da notare la splendida analisi musicale dei brani di Filippo E. Ravizza. Questa la Curìa &#8220;barocca&#8221;, per intenderci, ma dobbiamo tener conto di alcune fortunate realizzazioni di difficilissimi personaggi del teatro scarlattiano (Laodice in Mitridate Eupatore, Griselda nel ruolo eponimo), steffaniano (Niobe, in Niobe Regina di Tebe, la sua realizzazione migliore di un personaggio del teatro barocco) e händeliano (Cleopatra, in Giulio Cesare in Egitto) ma dobbiamo ricordare che il soprano cosentino è stata un’incantevole Lakmé (Délibes) e una commovente Lia (L’enfant prodigue di Debussy), per attenerci al repertorio francese, e che è in grado di tratteggiare una nutrita galleria d’eroine romantiche italiane, soprani lirici o drammatici d’agilità, tra cui spiccano Giovanna in Giovanna d’Arco ed Elvira in Ernani, di Giuseppe Verdi, o Alaide ne La straniera di Vincenzo Bellini.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tornare al CD di mélodies di Roussel e Bizet, il punto d’incandescenza di questo lavoro discografico si raggiunge con le Odes anacréontiques di Roussel, destinate a voce di baritono, peraltro molto acuto e per nulla italiano. Composizioni, queste, che sintetizzano momenti di rara intensità lirica, per quanto sempre sottesa d’ironia e cinismo, e pagine di grotesque fiammeggiante. Anacreonte, superbamente tradotto in francese da Leconte de Lisle, richiede, nelle pagine di Roussel che lo si declami con voce quasi sempre spiegata e il ricorso a colori vividi, netti, repentini, tra loro contrastanti. Luca Casagrande, per l’appunto, declama in maniera stilisticamente esemplare queste traduzioni francesi dal greco vivo e sarcastico d’Anacreonte, con una voce più rotonda, largamente vibrante e sonora del solito, decisamente estranea sia all’estetica dello sfumato, cui ha fatto ricorso nell’interpretare le delicate liriche simboliste di Verlaine e quelle parnassiane di Louÿs musicate da Debussy, sia a quella del sublime, tentata per la prima volta nella storia del canto francese ottocentesco da Berlioz, nelle sue Nuits d’été, entrambe raccolte da Casagrande in un lavoro discografico del 2002.</p>
<p style="text-align: justify;">E, qui, apriamo un inciso: la voce di Casagrande è di natura chiara ed estesa (più di due ottave). Anni di studi ed esperienze teatrali e concertistiche internazionali d’avanguardia hanno portato il cantante ad essere sempre meno tale e sempre più artista. Cioè ad esplorare tutte, ed insisto su questo tutte, le possibilità dei suoi mezzi vocali. Casagrande non ha mai fatto il minimo caso alla borghese necessità di una pretesa piacevolezza nel canto, che non deve distrarre e divertire sempre e comunque, né deve obbligatoriamente incantare: può anche inquietare, disturbare, ma, soprattutto, deve indurre a pensare. Casagrande ha sempre e solo badato ad essere il più possibile espressivo. Ovviamente, per queste sue scelte estetiche, ed etiche, si è alienato le simpatie degl’ignoranti, dei pigri, degli stupidi e dei superficiali. Tutti giustificabili, per carità: si tratta di qualità umane, benché del tutto indegne di essere prese anche per un solo attimo in seria considerazione. Tuttavia, desideriamo chiarire il concetto una volta per tutte: le scelte estetiche di Luca Casagrande hanno un alto valore artistico &#8211; compreso perfettamente da chi ne abbia i mezzi sensibili, intuitivi, razionali, intellettuali, o da chi si sforzi di mettere in moto i propri neuroni &#8211; di carattere sostanzialmente avveniristico, sostenute, oltre che da una formidabile sensibilità musicale, da un uso diabolico della tecnica vocale, soprattutto di quella parte della tecnica attinente ai colori vocali. Citiamo Emanuel Garcìa jr.: “La voce umana va soggetta all’azione INEVITABILE de’ colori (timbres) nella stessa guisa ch’è sottoposta alla differenza dei registri. Chiamiam colore quel carattere proprio e variabile all’infinito che ogni registro, ogni suono può assumere fatta astrazione dall’intensità”. Ora, ribadiamo, Casagrande ha voce naturalmente chiara, e su questa base egli lavora per ottenere i risultati timbrici e stilistici che, di volta in volta, gli necessitano. I due colori principali della voce, dice ancora Garcìa, sono il chiaro e l’oscuro. “Indipendentemente però da questi c’è un gran numero d’altri; i quali, perché si possano produrre, prendono gli uni dal color chiaro, gli altri dallo scuro quanto hanno d’essenziale nel loro meccanismo. Si vede diffatti che la voce può assumere dei caratteri svariatissimi […]”. Continua Garcìa: “Il color chiaro comunica al registro di petto un carattere metallico e brillante […]. Quando l’apparecchio vocale si colloca nelle condizioni che producono il color chiaro la voce può ricevere un carattere nasale […]”, in tutto o in parte. Ed ecco ritratta con precisione millimetrica una delle caratteristiche della vocalità di Luca Casagrande. Vocalità cui sono state mosse critiche per saper e voler passare con disinvoltura dagli infiniti caratteri del colore chiaro suo proprio, al colore rotondo, pure trattato da Garcìa, a quello oscuro (ma con grande cautela: questo colore dà volume, non forza o metallo, ed esageratamente caricato, come oggi fa la maggior parte dei baritoni, e si aspetta buona parte del pubblico di stampo tradizionalista, “vela i suoni, li soffoca, li rende rauchi e sordi” &#8211; E. Garcìa jr.). Il paradosso dovrebbe essere evidente, ed è ironico che si trovi strano, o particolare, che Luca Casagrande si rifaccia ad una tradizione secolare per tentare di svecchiare l’arte del canto, e risulti fastidioso, che metta in discussione le cattive tradizioni novecentesche, in primis il canto del tipo baritonale alla Titta Ruffo. Non solo, ma le presunte inflessioni nasali, che possono suonare tali ma che non lo sono per niente, perché la colonna d’aria non va nelle fosse nasali, ma è proiettata nei seni paranasali, in altre parole in maschera (non si tratta, insomma, della gnagnera tipica di molti tenori e di un buon numero di baritoni, ma delle inflessioni potentemente immascherate di un Gerard Huesch o di un Heinrich Schlusnus), non sono considerate da Casagrande, e da chi la pensa come lui come un difetto da cui guardarsi con orrore, ma come una risorsa espressiva e tecnica da sfruttare. Come un mezzo per dare sonorità al colore chiaro senza caricarlo eccessivamente, soprattutto in zona acuta, in cui risulterebbe “stridulo e gridante” (E. Garcìa jr.). Se queste non sono perizia tecnica superiore e aperta sfida ai luoghi comuni su come si dovrebbe cantare, non saprei com’altro definirle. In ogni caso, nelle Odes anacréontiques, Casagrande compie veri virtuosismi, cantando spesso in tessitura molto acuta e sostenendo per diverse battute note estreme per un baritono: Fa3, Fa#3 e Sol3. Intensa, lirica, anche l’interpretazione dei due Poèmes chinois, Amoureux séparés e Des fleurs font une broderie. La dizione è esemplare, e la pronuncia francese di Casagrande continua a perfezionarsi: qui egli introduce anche qualche vezzo arcaico, come la pronuncia antica della parola lys, giglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Loretta Liberato si rivela, qui, camerista d’eccezione. Il mezzosoprano, di voce estesissima (quasi tre ottave, nei suoi momenti migliori), straordinariamente omogenea e sonora, morbidissima, ferma, oltre che di possibilità dinamiche e coloristiche ragguardevolissime, in questo CD si cimenta con tre patetici brani di Bizet, raccolti in Feuilles d’album: À une fleur, Sonnet e Rose d’amour, tutti di una bellezza tale, che, da sola, varrebbe quest’intera registrazione. L’interpretazione che ne dà Liberato è un piccolo capolavoro. Raramente ci è stato dato di sentire un canto tanto teneramente charmant e di tanto intelligente musicalità. La voce si estenua in pianissimi trasparenti, sussurrati, in sospiri dolenti, per poi passare a frasi piene, in cui risuona calda e vibrante. La pronuncia francese è quasi sempre molto buona e la dizione comprensibilissima. Brevemente, ricordiamo anche la versatilità di questa cantatrice, che, se per natura è l’ideale interprete di molti ruoli händeliani per mezzosoprano, anche e soprattutto en travesti, ad esempio Sesto in Giulio Cesare in Egitto o Arsamene in Serse, riesce a muoversi molto bene anche in ruoli mozartiani, e dobbiamo citare oltre al suo Cherubino e a Dorabella, un’insolita, efficacissima Zerlina, e un grande Sesto ne La clemenza di Tito; ricordiamo che Liberato ha registrato buona parte dei divertentissimi Duetti Buffi di Giovanni Battista Martini, cimentandosi, al fianco di Casagrande, in parti difficilissime per mezzosoprano acuto; e poi, per tornare al barocco, è contralto in Vivaldi e Steffani (esemplari la Semiamira, di Liberato in Alarico di Steffani e le due registrazioni discografiche dedicate a Steffani, nelle quali spiccano le Cantate a due Sia maledetto Amor, Tengo per infalllibile e quella a voce sola Il più felice e sfortunato amante), e di nuovo mezzosoprano in Scarlatti (Stratonica, in Mitridate Eupatore e Costanza in Griselda); ma che è anche un’interprete rossiniana di qualità notevole e un’interessantissima, romantica Imogene, nella versione per mezzosoprano de Il pirata, che Bellini compose per Giuditta Grisi, nel 1829.<br />
Molto accurata, attenta, precisa e, al solito, interessante quanto mai, ed estranea alla quasi totalità dei libretti di CD, l’analisi musicale, brano per brano, realizzata da Filippo E. Ravizza, musicista e musicologo di raffinata, aristocratica penna.<br />
Centrata la scelta, per la copertina, del bellissimo dipinto di Salvador Dalì, quell’Archological’s reminiscence of Millet’s Angelus, finito, chissà come, a St. Petersburg, in Florida.</p>
<p style="text-align: right;">Ilaria Daolio<br />
Storia e letteratura del teatro musicale e<br />
Direzione Istituto Monteceneri<br />
Milano.</p>
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		<title>Cantate a una e due voci – Parte II</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Sep 2002 23:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Agostino Steffani (1654 – 1728) PRIMA REGISTRAZIONE ASSOLUTA Ideazione, Produzione e Direzione artistica Luca Casagrande SCARLATTI CAMERA ENSEMBLE Soprano Maria Carla Curìa Contralto Loretta Liberato Baritono Luca Casagrande Violini Alessandro Bares – Francesca Micconi Violoncello Claudio Frigerio Clavicembalo Nicola Cumer &#8230; <a href="http://www.luca-casagrande.com/produzioni/cantate-a-una-e-due-voci-parte-ii/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-145" title="9_steffani" src="http://www.luca-casagrande.com/wp-content/uploads/9_steffani.jpg" alt="" width="300" height="300" /></p>
<p><strong>Agostino Steffani (1654 – 1728)</strong></p>
<p>PRIMA REGISTRAZIONE ASSOLUTA</p>
<p>Ideazione, Produzione e Direzione artistica <strong>Luca Casagrande</strong></p>
<p><strong>SCARLATTI CAMERA ENSEMBLE</strong></p>
<p>Soprano<strong> Maria Carla Curìa<br />
</strong>Contralto<strong> Loretta Liberato<br />
</strong>Baritono<strong> Luca Casagrande<br />
</strong>Violini<strong> Alessandro Bares – Francesca Micconi<br />
</strong>Violoncello<strong> Claudio Frigerio<br />
</strong>Clavicembalo<strong> Nicola Cumer</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p>Registrato nel dicembre 2001 e stampato nel settembre 2002</p>
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		<title>Les nuits d’été – Ariettes oubliées – Trois chansons de Bilitis</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Feb 2002 23:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Hector Berlioz (1803 – 1869) Les nuits d’été Claude Debussy (1862 – 1918) Ariettes oubliées – Trois chansons de Bilitis [podcast]http://www.luca-casagrande.com/wp-content/uploads/berlioz.mp3[/podcast] Ideazione, Produzione  e Direzione artistica Luca Casagrande Baritono Luca Casagrande Pianoforte Cristoph Lesèguère Registrato nei mesi di febbraio e &#8230; <a href="http://www.luca-casagrande.com/produzioni/les-nuits-d%e2%80%99ete/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-152" title="8_C-LC007-debussy" src="http://www.luca-casagrande.com/wp-content/uploads/8_C-LC007-debussy1.jpg" alt="" width="300" height="300" /></p>
<p><strong>Hector Berlioz (1803 – 1869)<br />
</strong><strong>Les nuits d’été</strong><br />
<strong>Claude Debussy (1862 – 1918)<br />
</strong><strong>Ariettes oubliées – Trois chansons de Bilitis</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: center;">[podcast]http://www.luca-casagrande.com/wp-content/uploads/berlioz.mp3[/podcast]</p>
<p>Ideazione, Produzione  e Direzione artistica <strong>Luca Casagrande</strong></p>
<p>Baritono <strong>Luca Casagrande</strong><br />
Pianoforte <strong>Cristoph Lesèguère</strong></p>
<p>Registrato nei mesi di febbraio e marzo 2001 e stampato nel mese di febbraio 2002</p>
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		<title>Le affascinanti Mélodies di Berlioz e Debussy per il nuovo Récital su CD di Luca Casagrande</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Feb 2002 00:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Testate: TrentinoMese, Musica &#38; Dischi , Lyris, Liberation, France Soir, Le Figaro LE AFFASCINANTI MÉLODIES DI BERLIOZ E DEBUSSY PER IL NUOVO RÉCITAL SU CD DI LUCA CASAGRANDE. Di Ilaria Daolio. Milano &#8211; Con la pubblicazione del nuovo lavoro discografico, &#8230; <a href="http://www.luca-casagrande.com/rassegna-stampa/le-affascinanti-melodies/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Testate:<br />
TrentinoMese, Musica &amp; Dischi , Lyris, Liberation, France Soir, Le Figaro</p>
<p>LE AFFASCINANTI MÉLODIES DI BERLIOZ E DEBUSSY PER IL NUOVO RÉCITAL SU CD DI LUCA CASAGRANDE.</p>
<p>Di Ilaria Daolio.</p>
<p><strong>Milano</strong> &#8211; Con la pubblicazione del nuovo lavoro discografico, dedicato a Les Nuits d&#8217;Été di Hector Berlioz (1803-1869), alle Ariettes oubliées e alle Trois chansons de Bilitis di Claude Debussy (1862-1918), il talento di Luca Casagrande riemerge in maniera perentoria.<br />
L&#8217;ultimo CD interpretato da Casagrande è stato registrato, parzialmente dal vivo, tra gli Studi della Nord Sound di Trento e il Teatro dell&#8217;Opera di Düsseldorf, nell&#8217;ottobre 1999 e pubblicato nel 2000, al pianoforte Jessica Nardon. Un lavoro andato esaurito in soli sei mesi.</p>
<p>Dopo questo CD, Casagrande si è cimentato, esclusivamente come Produttore, nelle registrazioni, entrambe pubblicate nel 2001, di un doppio CD dedicato alla prima registrazione assoluta e integrale delle Sei Sonate da Camera à tre, Due violini, Alto e Basso, di Agostino Steffani (1654-1728), interpretate dal Quartetto Erasmus, di Milano, e, ancora, alla prima registrazione assoluta di bellissime Cantate a voce sola di soprano e continuo di Alessandro Scarlatti (1660-1725), nell&#8217;interpretazione del Trio Alessandro Scarlatti, con la bellissima voce del giovane soprano Maria Carla Curìa. Una parentesi discografica, come interprete, piuttosto lunga, ma proficua, visto l&#8217;interesse che le produzioni di Casagrande hanno destato intorno a sé.</p>
<p>Nel nuovo lavoro &#8211; la cui pubblicazione è stata preceduta da una lunga tournée italo-franco-spagnola, ritroviamo un Casagrande nuovo, che già il lavoro su Donizetti anticipava, ma che qui ci si palesa nella sua maturità d&#8217;autentico interprete di levatura internazionale. Schivo, e oltre i meschini giochi d&#8217;agenzia, Casagrande procede sicuro, in mani serie e coscienziose. Lo troviamo, infatti, ovunque regni una politica culturale seria, in Italia e all&#8217;estero. Soprattutto, anzi, all&#8217;estero. Senza correre il rischio d&#8217;inflazionare la propria immagine o di sfruttare i propri mezzi oltre le loro possibilità, come si usa oggi.</p>
<p>E&#8217; senz&#8217;altro riduttivo pensare a Casagrande come ad un semplice baritono, anche se egli, per necessità di riconoscibilità e per non creare confusioni pericolose, offrendo al pubblico un ventaglio di possibili immagini di sé, si presenta anzitutto come voce. E, in effetti, i suoi studi parlano chiaro: sette anni di canto e pianoforte &#8211; e, durante questi anni, il diploma &#8211; con il soprano Lucia Ciliberti, a Milano. Il debutto, subito dopo, nel Messiah di Händel, ancora a Milano. Due anni a Bologna, allievo del (recentemente scomparso. N d. A.) tenore Paride Venturi. Infine, il cosiddetto perfezionamento con il più importante e colto Maestro milanese: Alberto Soresina, violinista, pianista e compositore, insegnante di voci storiche e testimone di settant&#8217;anni e più di musica milanese, italiana e internazionale. Anni d&#8217;intensi studi, durante i quali Casagrande ha finalmente debuttato in teatro, in uno splendido allestimento di Mass di L. Bernstein, al Teatro Smeraldo, con la direzione del giovane Maestro Giuseppe Grazioli. Di lì in avanti, lo studio continuo, determinato, come autodidatta. E poi, i concorsi internazionali di canto; gli stages al Teatro alla Scala, alla Hochschüle für Musik di Franfurt am Main, a Berlin; le ricerche musicologiche al Civico Museo Bibliografico Musicale di Bologna, a Milano, Roma, Napoli, Londra e Parigi, con un grande interesse: il teatro barocco e classico. Il teatro è nei geni di questo, che potremmo, forse ancora riduttivamente, definire attore-cantante, dal momento in cui, impadronitosi della tecnica vocale (scuola Garcìa), egli ha sempre usata la voce in chiave drammatica, con uno spiccato senso dell&#8217;atmosfera teatrale, dell&#8217;effetto mai volgare, del significato più profondo del testo e del gesto.</p>
<p>E questo carattere, che ha indotto molti a guardare a Casagrande come ad un animale da palcoscenico di razza aristocratica (quella degli Schlusnus o dei Huesch), è avvertibile anche nei concerti da camera e nei dischi, che restituiscono sempre un&#8217;atmosfera teatrale. Avvertibile e riconoscibile anche per chi ignori che Casagrande ha affrontato, in diec&#8217;anni di carriera, più d&#8217;una trentina di ruoli di protagonista (o co-protagonista), quasi esclusivamente in teatri stranieri: da Orfeo di Monteverdi (&#8217;93-&#8217;94) a Macbeth di Verdi (2001-2002), passando attraverso Alessandro Scarlatti, Agostino Steffani, Georg Friedrich Händel, e poi tutto Mozart, molto Donizetti e quasi tutto Bellini. Voce baritonale ben timbrata, chiara, agile ed estesa per più di due ottave, sulla linea dei tenori baritonali d&#8217;epoca barocca e classica, o dei baritoni romantici, capacissima di essere bella in sé, per quel che vale, ma bella essenzialmente in quanto espressiva. Da questo dato di fatto non si può prescindere, se si vuole valutare correttamente l&#8217;arte di Casagrande, che non esita mai a sacrificare l&#8217;uguaglianza e l&#8217;omogeneità del suono, ogniqualvolta lo ritenga necessario, s&#8217;intende, all&#8217;espressività, ottenuta con il continuo alternarsi di colori vocali, con la dinamica sfumata, con la ricerca dell&#8217;intensità del canto, sia esso patetico, tragico, eroico.</p>
<p>Il récital dedicato ai cycles Les Nuits d&#8217;été di Berlioz, Ariettes oubliées e Trois chansons de Bilitis di Debussy è un lavoro affrontato con un&#8217;attenzione che ha del parossistico e perfezionistica puntigliosità: ogni nota è soppesata con pignoleria, appunto, niente passa inosservato, ogni più piccola frase è importante, qui, pur nulla essendo sottolineato, al contrario. La musica passa attraverso il vaglio d&#8217;una severa critica, per riuscire, infine, a respirare, a creare il senso della vera interpretazione, d&#8217;una libertà interpretativa unica. Ecco, in questo lavoro si cerca l&#8217;unicità, in un&#8217;epoca di copie e simulacri. I tempi musicali adottati sono più ampli dell&#8217;usuale, riuscendo a conferire all&#8217;interpretazione un senso di decadente estenuazione.</p>
<p>Abituati a sentire Les Nuits d&#8217;été da voci femminili, a stento ricordiamo l&#8217;eco della bellissima voce di Josè van Dam, che ha interpretato le liriche di Gautier musicate da Berlioz, per l&#8217;appunto, anzitutto con la voce. Luca Casagrande, al contrario, punta sull&#8217;accento, sulla varietà delle <em>nuances</em>, e sulla dizione per rendere incisiva la sua interpretazione, più come uno <em>chanteur</em> d&#8217;alta classe, che come un baritono. Anzi, riesce ad evitare la sensazione che questa manciata di delicate poesie parnassiane, che nella mente e nella musica di Berlioz hanno il difficile compito di osare il sublime &#8211; forse per la prima volta nella storia della musica francese, perlomeno nell&#8217;ambito dell&#8217;ampio panorama della mélodie &#8211; siano funestate da una pesante voce baritonale. Dunque, una gran levità di canto, che s&#8217;accompagna ad una pronuncia francese, che i francesi stessi, con espressione d&#8217;enfatico trasporto, hanno giudicato &#8220;bella da morire&#8221;.</p>
<p>Questo è fondamentale in un repertorio che non prescinde mai dal testo poetico e dal suo significato, anzi che da questi trae origine. Debussy, se possibile, è ancora più adatto alle corde di Casagrande, che restituisce, esaltata, &#8220;tutta la deliquescenza&#8221; delle complaintes su versi di Verlaine e di Louÿs, infondendovi tuttavia un&#8217;energia, che corre sotterranea, che richiama le migliori interpretazioni di Schlusnus e Huesch, o anche del meno perfetto François Le Roux, e una sensualità quasi morbosa, di molto superiore a quelle, benché i mezzi vocali di Casagrande siano di natura tanto differente, da rendere impossibile un confronto, e di carattere tanto personale e complesso da far risultare difficile darne una definizione categorica o solo convenzionale.</p>
<p>La versione de Les Nuits d&#8217;été presentata in questo CD è quella originale per voce e pianoforte, pubblicata dall&#8217;Editore A. Catelin, Paris, nel 1841, che è rarissimo poter sentire in disco, in quanto soppiantata dalla versione per diverse voci ed &#8220;avec un petit orchestre&#8221;, del 1856. Le sei Ariettes oubliées e le Trois chansons de Bilitis sono fondamentali in Debussy, poiché segnano l&#8217;inizio e l&#8217;acme del rapporto del compositore con la mélodie e la sua preoccupazione per la voce.<br />
Molto denso il libretto del CD, con citazioni da Leopardi, Benn e Proust, ma anche da Debussy stesso, e da studiosi della sua arte come Bachelard e Boulez. Molto moderna la veste grafica del CD: la scelta, per la copertina, di una visione notturna de <em>Le lac d&#8217;Annecy</em>, di Cézanne (1890) non solo rende l&#8217;atmosfera liquida ed ombrosa del lavoro discografico, ma è particolarmente centrata, considerando che Cézanne, accanto a Debussy e Mallarmé, è, come afferma giustamente Boulez &#8220;alla radice di ogni modernità&#8221;.</p>
<p>Ilaria Prof. Daolio<br />
Letteratura e Storia del Teatro<br />
e Direzione<br />
Istituto Monteceneri<br />
Milano.</p>
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		<title>Sonate da camera a tre, due violini alto e basso</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2001 23:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Agostino Steffani (1654 &#8211; 1728) Quartetto Erasmus Prima registrazione assoluta Set di 2 CD&#8217;s PRODUZIONE L.C. &#8211; CENTAURUS Produzione Luca Casagrande Direzione Artistica e Revisione dei manoscritti Giambattista Pianezzola QUARTETTO ERASMUS con Isidoro Taccagni Primo Violino Giambattista Pianezzola Secondo Violino &#8230; <a href="http://www.luca-casagrande.com/produzioni/sonate-da-camera-a-tre-due-violini-alto-e-basso-2/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.luca-casagrande.com/wp-content/uploads/6_LC006-Sonate-da-Camera-a-tre.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-154" title="6_LC006-Sonate-da-Camera-a-tre," src="http://www.luca-casagrande.com/wp-content/uploads/6_LC006-Sonate-da-Camera-a-tre.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p><strong>Agostino Steffani (1654 &#8211; 1728)</strong></p>
<p><strong>Quartetto Erasmus</strong></p>
<p>Prima registrazione assoluta</p>
<p>Set di 2 CD&#8217;s</p>
<p><strong>PRODUZIONE L.C. &#8211; CENTAURUS</strong></p>
<p>Produzione Luca Casagrande</p>
<p>Direzione Artistica e Revisione dei manoscritti Giambattista Pianezzola</p>
<p><strong>QUARTETTO ERASMUS </strong>con <strong>Isidoro Taccagni</strong></p>
<p>Primo Violino <strong>Giambattista Pianezzola</strong></p>
<p>Secondo Violino <strong>Giacomo Trevisani</strong></p>
<p>Viola<strong> Ugo Martelli</strong></p>
<p>Cello <strong>Marcello Scandelli</strong></p>
<p>Clavicembalo<strong> Isidoro Taccagni</strong></p>
<p>Ripresa sonora e Editing Digitale <strong>Maurizio Camponovo</strong></p>
<p>La Produzione ringrazia la British Library di Londra e la Biblioteca Comunale di Castelfranco V.to</p>
<p>Finito di registrare nel mese di dicembre 2000 e stampato nel marzo 2001</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-155" title="Steffani_2edizione" src="http://www.luca-casagrande.com/wp-content/uploads/Steffani_2edizione.jpg" alt="" width="300" height="300" /></p>
<p>SECONDA EDIZIONE PUBBLICATA DA CONCERTO – 2008</p>
<p>su licenza di Luca Casagrande</p>
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		<title>Le &#8220;Sonate da Camera&#8221; Di Agostino Steffani ora in CD</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Mar 2001 00:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“LE SONATE DA CAMERA” DI AGOSTINO STEFFANI ORA IN CD. Di C. Carlstedt (traduzione di Ilaria Daolio) In tema di musica pre-classica le sorprese più emozionanti, e di maggiori spessore musicale ed interesse, non ci giungono dalle multinazionali del disco, &#8230; <a href="http://www.luca-casagrande.com/rassegna-stampa/agostino-steffani-ora-in-cd/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“LE SONATE DA CAMERA” DI AGOSTINO STEFFANI ORA IN CD.<br />
Di C. Carlstedt </strong><strong>(traduzione di Ilaria Daolio)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In tema di musica pre-classica le sorprese più emozionanti, e di maggiori spessore musicale ed interesse, non ci giungono dalle multinazionali del disco, se non occasionalmente, Da dimenticare, anche, le tirature in centinaia di migliaia di copie di etichette come “Archiv” o “Naxos”, continuamente impegnate a sfornare musica registrata in uno stile ormai obsoleto. E anche le seriosissime, e noiosissime, edizioni discografiche di “Ricercar”, con il loro forse un tempo prezioso, quanto fastidiosamente pretenzioso appellarsi a un’idea di “qualità artistica”, che per anni si è tentato di contrabbandare come “superiore” a quella di qualsiasi altra casa di produzione di musica “antica”, ma che, secondo noi, è, alla fin fine, solamente intrisa di snobismo e di velleità intellettualoidi.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ci si vuole “meravigliare” davvero, bisogna accollarsi la fatica di scartabellare tra i nomi di case discografiche poco note presso il grande pubblico (“BERLIN Classics”, per esempio), o di gruppi di produzione indipendenti – fortunatamente n’esistono ancora – che non sono etichette discografiche, ma il cui lavoro è infinatamente superiore a quello delle majors o delle medie cae discografiche &#8211; come il gruppo di privati produttori Centaurus, nel cui elenco di registrazioni si possono rinvenire autentici gioielli d’impreveduta bellezza. Ad esempio, la prima registrazione delle “Sonate da Camera” di Agostino Steffani (1654-1728), interpretate dall’italiano “Quartetto Erasmus”, con l’apporto al cembalo di Isidoro Taccagni, e pubblicate in questo marzo 2001, la direzione artistica di Giambattista Pianezzola e la produzione di Luca Casagrande. Di queste sei Sonate a quattro parti reali (due violini, viola, violoncello e clavicembalo), con eventuali interventi di oboe, fagotto, e raddoppio del violoncello, si conosceva poco prima della loro esaustiva edizione italiana a stampa, datata 1996. Ne esistono, infatti, solo una copia manoscritta alla British Library di Londra, e due edizioni a stampa, una delle quali probabilmente pubblicata intorno al 1705 da Estienne Roger, ad Amsterdam.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di brani tratti da melodrammi di grande successo, composti da Steffani per il teatro di Hannover, e “ridotti” dall’Autore stesso a Sonate: “Orlando generoso” (1690), “Henrico Leone” (1689), “La superbia d’Alessandro” (1690), “Le rivali concordi” (1692), “La libertà contenta o Alcibiade” (1693) e “I Trionfi del Fato o le Glorie d’Enea” (1695).</p>
<p style="text-align: justify;">Il preteso carattere franco-tedesco della musica di questi melodrammi italiani, di matrice veneziana, messi in scena per il pubblico internazionale, che affollava il più moderno e funzionale, forse, tra i teatri europei del XVII secolo, quello di Hannover, appunto, è, secondo noi, del tutto opinabile, e, francamente, ci pare questione irrilevante. Così il carattere delle splendide Sonate da essi tratte.</p>
<p>Gli interpreti del doppio CD &#8211; registrato in Italia, nella settecentesca “Villa Fioroni”, a Guello di Bellagio, sul Lago di Como &#8211; di cui scriviamo, si rivelano perfettamente all’altezza della difficilissima, composita e straordinariamente originale musica, partorita dal genio pionieristico di Steffani. Questa delle Sonate, e in generale tutta quella di Steffani, è musica profondamente inquieta, in cui figurano esempi elaborati e raffinati di contrappunto e fuga, o “lamenti” anticipatori dell’opera di J. S. Bach. Musica, dunque, cui attinsero almeno due generazioni di compositori, a partire da G. F. Händel. L’interpretazione, morbida ed incisiva al tempo stesso, dei violini di Giambattista Pianezzola e Giacomo Trevisani, quella calda della viola dal suono vellutato, di Ugo Martelli, quella del violoncello dai toni scuri, profondi e risonanti, di Marcello Scandelli, e quella, magistrale, di Isidoro Taccagni al clavicembalo, è rigorosissima, ma mai “fissa”, al contrario. Si potrebbe cercare una maggiore quantità di variazioni melodiche nei “da capo”, è vero, ma la scelta di attenersi a criteri di eleganti sobrietà e levità non solo ci sembra di ottimo gusto, ma è indice della perfetta comprensione dello stile di Steffani, che alterna frasi tese e drammaticamente scolpite a momenti di lirico abbandono ed estatica, melanconica leggerezza. I musicisti ci sembrano puntare tutto sulla varietà di carattere tra un movimento e l’altro, sulle variazioni di colore e timbro, sulla dinamica e sull’agogica, sullo smalto, inattaccabile, del suono. Omettono inoltre, qualche “da capo”, giudicato, evidentemente, tale da creare una sensazione di pesantezza. In definitiva, questa del “Quartetto Erasmus” e Isidoro Taccagni si rivela una scelta interpretativa di taglio rapido e brillante. La sensazione che riportiamo, all’ascolto dei quasi cento minuti di musica delle Sonate, è esattamente quella che proveremmo difronte ad un grande affresco barocco, ripulito delle eccessive scuriture e ombre depositatevi dalla polvere dei secoli, grazie a un lavoro accurato di restauro, che ne preserva lo “charme” a tratti un poco austero e non sconfina mai nell’arbitrio del “moderno ad ogni costo”. Ma nemmeno indulge ai soliti fasulli luoghi comuni e vezzi baroccheggianti, fortunatamente sempre meno di moda.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>C. Carlstedt</em></strong></p>
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		<title>Il melodramma barocco. La poetica della meraviglia.</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Nov 2000 00:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Modena, 29 novembre 2000 &#8211; Ad operazioni del genere de “Il melodramma barocco. La poetica della meraviglia” in Italia non si è davvero abituati. Oserei affermare, conoscendo l’attuale realtà musicale della penisola, che il melodramma barocco, in Italia, sia un arcipelago &#8230; <a href="http://www.luca-casagrande.com/rassegna-stampa/62/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Modena, 29 novembre 2000 &#8211; </strong>Ad operazioni del genere de <strong>“Il melodramma barocco. La poetica</strong> <strong>della meraviglia”</strong> in Italia non si è davvero abituati. Oserei affermare, conoscendo l’attuale realtà musicale della penisola, che il melodramma barocco, in Italia, sia un arcipelago del tutto, o quasi del tutto, sconosciuto, di cui spesso si favoleggia, ma del quale non si scorgono, o ci si illude di scorgere, che le vaghe, lontane sagome, fantasmatiche, delle poche terre emerse. Una sorta di mitica Atlantide. A questa specie di continente semi-sommerso qualcuno, musicista o studioso, sembra ogni tanto approdare, tra mille incertezze, mille dubbi e mille perplessità, accompagnati da un buon numero di elucubrazioni più o meno fantasiose sulle varie “prassi esecutive” (giustificate da questo o da quel trattato “antico”, ovviamente…), mentre, accostando i due “secoli d’oro del melodramma” si dovrebbe pensare allo stile, al buongusto e a come rendere attuale, interessante e degna di essere recuperata un’estetica lontana solo tre secoli dalla nostra, ma la cui percezione è stata, e continua ad essere, gravemente inficiata dall’idealismo e dalle sue propaggini novecentesche. Questo è il grosso ostacolo che ci aliena il barocco. In definitiva, potremmo affermare ragionevolmente, che l’Italia, culla del melodramma, in particolare di quello sei-settecentesco, ignori semplicemente di esserlo e ne sia beatamente soddisfatta. Del resto, nei Paesi anglosassoni sono altrettanto beatamente soddisfatti, a torto o a ragione, delle proprie “scuole di pensiero” sul teatro d’opera italiano, di qualsiasi epoca esso sia..</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Il melodramma barocco.</strong> <strong>La poetica della meraviglia”</strong> è, secondo il nostro parere, uno dei tentativi meno cervellotici, più riusciti e consapevoli di ricreare, anche se, forzatamente, solo in parte, l’idea dell’opera del tardo Seicento e di quella del primo ventennio del Settecento. Il fatto che si tratti di un progetto concepito da un ristretto gruppo di giovani artisti italiani (Luca Casagrande, Maria Carla Curìa, Loretta Liberato, più il determinante apporto, in qualità di “voce recitante” di un attore-regista-autore di grande talento, Davide Bulgarelli), nato e sviluppatosi in Italia, senza alcun sostegno istituzionale, è segno di grande coraggio. Intendiamo dire che, qui, gli ideatori non sono il solito preparatissimo, famoso musicologo, o direttore, o chi altri, appoggiati da questa o quella fondazione, ecc. Qui si tratta di puro sforzo personale, di materia grigia in azione.</p>
<p style="text-align: justify;">Una prova intelligentissima e coscienziosa, insomma, per cercare di far rivivere modi, tempi, melodie, armonie e ritmi, che risultano agli orecchi di gran parte del pubblico dei nostri giorni inevitabilmente inusuali; una vocalità e una tecnica delle quali si stanno vieppiù perdendo le tracce; personaggi appartenenti ad un mondo fiabesco, che si esprimono in termini aulici, iperbolici, e in un linguaggio musicale estremamente fiorito, ma quanto straordinariamente efficaci, dal punto di vista dell’arte retorica e dell’espressione dei profondi, tormentati, difficili e inquietanti sentimenti, che albergano, da sempre, nei più remoti recessi dell’animo umano.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo conoscendo il melodramma d’epoca barocca si riesce a dare un senso a quanto è accaduto successivamente nel teatro d’opera. Se ne ricordino quanti sono convinti che il teatro d’opera, in Italia, nasca e si esaurisca con Verdi e i suoi epigoni.</p>
<p style="text-align: justify;">Non tragga in inganno la rinuncia all’orchestra, nel caso di questo concerto: le cronache sui “fogli” dei secoli XVII e XVIII sono piene di resoconti e “recensioni” di concerti operistici, che avevano come protagonisti i più grandi divi dell’epoca accompagnati al solo cembalo dagli autori delle opere stesse.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto audace la scelta di due soli autori, Alessandro Scarlatti (1660-1725) e Agostino Steffani (1654-1728), le cui opere non sono conosciute e rappresentate tanto frequentemente, come quelle, ad esempio, dell’onnipresente Händel. Altrettanto “belcanto hard core” la scelta delle opere: da “Gli equivoci nel sembiante” (1679) a “Marco Aurelio” (1681), “Alarico” (1687), “Niobe” (1688), “Mitridate Eupatore” (1707), “Il trionfo dell’onore” (1718), “Griselda” (1721).</p>
<p style="text-align: justify;">La giovanissima Maria Carla Curìa, che già si era distinta nella prima edizione di questo concerto, nell’aprile di quest’anno, soprattutto come dolente Cleopatra händeliana, ha portato quasi a piena compiutezza il difficilissimo personaggio di Niobe, ed è riuscita a dare vita a una palpitante Griselda e a una Laodice lacerata, in preda a sentimenti profondamente contrastanti d’odio e amore. Curìa è un soprano di sicuro avvenire, tra l’altro dotata di una splendida voce di madreperla e di una tecnica di tutto rispetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Loretta Liberato è un mezzosoprano di grande “charme”, di voce rotonda, lieve, morbida, vibrante ed emotiva. Il punto di forza della sua vocalità è l’agilità, ma qui ha mostrato di possedere ben altre doti vocali e interpretative: ad esempio la capacità di esprimere la tenerezza e il patetismo della pastorella Clori, il furore di Stratonica, il desiderio di vendetta di Semiamira, Regina dei Traci, o l’insinuante dolcezza di sirena dell’Imperatrice Faustina.</p>
<p style="text-align: justify;">Il baritono Luca Casagrande è un autentico sperimentatore: in questa seconda edizione de<strong>“Il</strong> <strong>melodramma barocco”</strong> ha scelto d’interpretare la tragicità aulica di un pensoso Imperatore Marc’Aurelio, le grandi dignità e nobiltà d’animo di Eupatore, i fuochi d’artificio vocali della quasi impossibile aria “Agitata da fiera procella”, cantata da Corrado Principe di Puglia, e la seduttività di Riccardo ne “Il trionfo dell’onore” (tutte e quattro arie per baritono o per tenore baritonale, tra l’altro, centrando l’obiettivo di ricreare la vocalità del tenore baritonale tipico del teatro barocco). Il tutto interpretato con una varietà di tinte, timbri e colori, una tenuta di fiato, un’agilità, soprattutto “di sbalzo”, una tecnica, insomma – che include la capacità di eseguire impeccabili “messe di voce” &#8211; da lasciare il pubblico con il fiato sospeso. La voce è decisamente importante ed è encomiabile che il baritono non ne approfitti per vociare, come la maggioranza dei suoi colleghi, ma canti morbidamente e, al tempo stesso con chiarezza ed incisività.</p>
<p style="text-align: justify;">Ottima la recitazione di tutti e tre gl’interpreti.</p>
<p style="text-align: justify;">Performance di alto livello, dunque, premiata da un pubblico numeroso e attentissimo.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Modena, 29 novembre 2000</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>Thorsten Jäger</em></strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong>(traduzione di Ilaria Daolio)</strong></p>
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		<title>Recital. Quattro valzer – Canzoni d’amore – Arie d’opera</title>
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		<pubDate>Mon, 29 May 2000 23:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gaetano Donizetti (1797 – 1848) PRIMA REGISTRAZIONE ASSOLUTA Ideazione, Produzione e Direzione artistica Luca Casagrande Revisione dei manoscritti e adattamento per pianoforte delle partiture orchestrali Jessica Nardon Baritono Luca Casagrande Pianoforte Jessica Nardon Registrato nell’ottobre 1999 e stampato nel maggio &#8230; <a href="http://www.luca-casagrande.com/produzioni/recital-quattro-valzer-canzoni-d%e2%80%99amore-%e2%80%93-arie-d%e2%80%99opera-gaetano-donizetti/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.luca-casagrande.com/wp-content/uploads/5_GDRX200-Recital-Quattro-V.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-114" title="5_GDRX200-Recital-Quattro-V" src="http://www.luca-casagrande.com/wp-content/uploads/5_GDRX200-Recital-Quattro-V.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Gaetano Donizetti (1797 – 1848)</p>
<p><strong>PRIMA REGISTRAZIONE ASSOLUTA</strong></p>
<p>Ideazione, Produzione e Direzione artistica <strong>Luca Casagrande</strong></p>
<p>Revisione dei manoscritti e adattamento per pianoforte delle partiture orchestrali <strong>Jessica Nardon</strong></p>
<p>Baritono <strong>Luca Casagrande</strong><br />
Pianoforte <strong>Jessica Nardon</strong></p>
<p>Registrato nell’ottobre 1999  e stampato nel maggio 2000.<br />
Le registrazioni “live” sono state effettuate il 24 ed il 26 ottobre 1999 a Düsseldorf.</p>
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		<title>Agostino Steffani – Cantate a una e due voci – Parte Prima</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 1999 00:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Milano – Le Sonate da Camera d’Agostino Steffani (1654-1728), o meglio, le “Sonate da Camera à Tre, Due Violini Alto e Basso” sono una delle numerose opere del compositore di Castelfranco Veneto, di cui non si è mai potuto sentire &#8230; <a href="http://www.luca-casagrande.com/rassegna-stampa/steffani-cantate-a-una-e-due-voci/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Milano</strong> – Le Sonate da Camera d’Agostino Steffani (1654-1728), o meglio, le “Sonate da Camera à Tre, Due Violini Alto e Basso” sono una delle numerose opere del compositore di Castelfranco Veneto, di cui non si è mai potuto sentire nulla, in epoca moderna, e in disco, la tiratura a stampa delle quali si sa che fu limitata a poche decide d’esemplari e ad un paio d’edizioni agli inizi del Settecento. Si sa anche, che si tratta di riduzioni cameristiche d’ouvertures, intermezzi e danze, e forse qualche aria, di melodrammi di grande successo, che Steffani compose per il teatro di Hannover, dopo la fuga risentita del Maestro dall’ingratitudine della corte di München, intorno al 1688, dopo la straordinaria esperienza di Niobe, Regina di Tebe. Le opere teatrali da cui le Sonate sono tratte appartengono al periodo compreso tra il 1689 – Henrico Leone, con cui Steffani inaugurò la sua felice stagione, appunto, a Hannover – e il 1695 – I Trionfi del Fato o Le Glorie d’Enea – alle soglie del passaggio del compositore castellano ad uffici di natura diplomatica, cui fu chiamato dall’Elettore di Hannover. Prima, infine, della composizione del melodramma che, unanime, la critica considera il più rilevante risultato della collaborazione tra Steffani e il librettista Pallavicino: Tassilone, del 1709. Segnaliamo, per inciso, che un’edizione a stampa delle Sonate, moderna, molto accurata, è stata pubblicata  nel 1996, e che, nonostante l’orientamento delle annotazioni musicologiche e analitiche di Lino Pizzolato, rappresentano uno sforzo editoriale di gran valore, anche e soprattutto divulgativo, e sono un punto di riferimento imprescindibile ed autorevole, per chiunque si voglia avvicinare seriamente e correttamente ad un’interpretazione completa e criticamente documentata delle Sonate stesse.</p>
<p style="text-align: justify;">Dato a Cesare quel ch’è di Cesare, la prima registrazione integrale delle Sonate da Camera di Steffani si deve a Luca Casagrande, che ha persuaso il Quartetto Erasmus con Isidoro Taccagni al cembalo, un interessante gruppo di Milano, ad affrontare l’ardua fatica di quest’interpretazione. Pubblicata in Germania nel marzo del 2001, questa registrazione – si tratta di un doppio compact disc – ha riscosso una meritata e stupefatta ammirazione generale, tanto che lo stesso articolo, in tempi diversi, ha fatto il giro delle più importanti testate tedesche, di genere e no. In Italia, nazione per tradizione poco ricettiva nei confronti del barocco, soprattutto di quello &#8220;vecchio stile&#8221; affidato a voci fisse e suoni stonati e sferraglianti, appannaggio di ristretti circoli snob di musicisti per caso, il CD ha ricevuto un’accoglienza meno unanimemente entusiasta: si è lodata la raffinatezza della scrittura di Steffani, d’accordo. Ma sull’intelligenza della scrittura musicale del compositore nutrono dubbi solo i disinformati. Agostino Steffani, piaccia o no, per motivi esposti con ammirevole lucidità da studiosi come Rodolfo Celletti, per primo, e Colin Timms, ricoprì, accanto ad Alessandro Scarlatti (1660-1725), ruolo di geniale innovatore, sia per quanto concerne il melodramma, sia per quanto riguarda la musica da camera. Entrambi furono le principali personalità creatrici musicali del loro tempo e diedero il via alla fase più fulgida, che il melodramma e il canto italiani avrebbero conosciuto nel corso di quattro secoli di storia. Se Steffani in particolare, in Italia, non è noto nemmeno tra gli addetti ai lavori, che lo conoscono di nome ma non ne hanno mai letto una nota, è merito anche di una certa critica oscurantista degl’Anni Sessanta del Novecento. Un nome campeggia su tutti, quello di Andrea Della Corte, che si è preso l’affanno di scrivere sull’opera di Steffani brevi saggi, uno o due, ma di così intensa stupidità da rimanere nella storia come le tirate di Beniamino Dal Fabbro sulle interpretazioni di Maria Callas. Non le riporteremo qui, perché non lo meritano, ma segnaliamo ai cultori e agl’interessati, che presso la Biblioteca Comunale di Castelfranco Veneto, città natale di Steffani, questi saggi sono a disposizione di tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il pubblico, in Italia, ha reagito in maniera non univoca, dunque: studiosi, musicologi, semplici appassionati ne sono rimasti per lo più entusiasti. Altri, per lo più musicisti, hanno posto l’accento sull’interpretazione di taglio un po’ troppo moderno delle Sonate da parte del Quartetto Erasmus con Isidoro Taccagni al cembalo, interpretazione che non terrebbe in gran conto quelli che Carlstedt ha definito “inutili barocchismi”. E che diamine! Un po’ di sobrietà non guasta, e puntare, anziché sull’improvvisazione sboccata, sull&#8217; agogica e sulla dinamica, non è per niente scorretto, né riprovevole. Anzi. Chi scrive è, in ogni caso, del parere che una maggior quantità di buone variazioni, per lo meno da parte dei violini, nei “da capo”, avrebbe giovato certamente alla varietà dell’interpretazione; che alcuni tagli, soprattutto nelle <em>ouvertures</em>, tagli tesi a rendere più spedito l’andamento d’ogni singola Sonata, si sarebbero potuti evitare proprio adottando il sistema delle variazioni. Ma il Quartetto Erasmus – Giambattista Pianezzola e Giacomo Trevisani ai violini, Ugo Martelli alla viola, Marcello Scandelli al violoncello, con l’aggiunta d’Isidoro Taccagni al cembalo – riesce a conferire ad ogni Sonata compattezza, chiarezza, pulizia e brillantezza di suono, e a renderne sempre il carattere patetico, di una malinconia e un’inquietudine profonde, dolorose, senza mai perdere in smalto. Il che può rendere il carattere dolente espresso dalle Sonate, senz’altro più attuale, e anche, inevitabilmente, più vero e lancinante.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla prima parte di un lavoro sulle Cantate ad una e due voci di Agostino Steffani chi scrive si è già espressa, nel 1999, al momento dell’uscita del relativo CD, ed ora attende la realizzazione di una seconda parte, che illumini altri aspetti della geniale produzione cameristica vocale di Steffani. Tuttavia, a distanza di quasi tre anni dalla pubblicazione del CD &#8211; prodotto e interpretato da Luca Casagrande, con la collaborazione del mezzosoprano Loretta Liberato e la Direzione artistica di Nicola Cumer al cembalo, accanto ad altri interpreti ai flauti e al violoncello – chi scrive si sente in dovere d’aggiungere qualche ulteriore, breve considerazione su un lavoro che, per una serie di motivi, ha incontrato, quand’è uscito, qualche difficoltà di comprensione. Niente da ridire sul taglio dell’interpretazione, severo, rigoroso, e, nello stesso tempo, fin troppo denso, preteso e imposto dal giovane Cumer. Una lettura come un’altra, a parte certe bizzarrie, piuttosto inattese in un allievo di Christensen. Ci riferiamo al vezzo di Cumer di arpeggiare in levare, ad esempio, pratica, questa, non documentata fino a Settecento inoltrato, e, a quanto ci risulta, aborrita da Christensen e van Asperen. Inoltre, a nostro parere, una maggior rilassatezza, una morbidezza più cercata, sarebbero state in linea con il carattere patetico delle Cantate, con lo stile italiano loro proprio, e con le inflessioni ora melanconiche, ora concitate della linea del canto. Non solo, avrebbero posto in luce trasparenze, leggerezze e soavità tipiche anch’esse dello stile di Steffani, accanto alla propensione al canto teso e vigoroso, che Cumer in questa registrazione sembra aver nettamente privilegiato. I cantanti sono così stati spesso obbligati a fuochi d’artificio più che in tempo di “allegro”, in quello di &#8220;Presto&#8221;, o addirittura &#8220;Prestissimo&#8221;, che poco hanno a che vedere con l’espressività barocca, soprattutto con quella dei tempi di Steffani, e il cui significato si è potuto trasmettere solo perché Casagrande e Liberato sono due fuoriclasse, vocalmente e tecnicamente, e possono attingere a competenze musicali e vocali, che la maggior parte dei cantanti italiani d’oggi, di voce magari più bella, nemmeno si sogna. Dunque, ecco il ricorso ad un impasto ricchissimo d’armonici tra una voce maschile relativamente chiara e una voce femminile piuttosto scura, impasto di notevole suggestione. Ecco il ricorso a colori sempre diversi, a variazioni e abbellimenti di rari eleganza e gusto, a una dizione scolpita, chiarissima, vera spia della preparazione anche letteraria e poetica dei due, che definire semplici cantanti è riduttivo. Ora, l’audacia con cui Liberato affronta tre tessiture diverse – contralto, mezzosoprano, soprano – in tre diverse Cantate, nel ’99 era sembrato a chi scrive un azzardo. E, in realtà, lo è. Ma ciò che non risultava chiaro da quanto fu scritto allora, a questo proposito, va chiarito, e rettificato, ora: il fatto in sé non toglie assolutamente nulla alla qualità delle diverse interpretazioni. Anzi. Liberato rimane pur sempre un puro mezzosoprano, e, in effetti, nella registrazione in oggetto, dà il meglio di sé in Tengo per infallibile, che sembra scritta su misura per lei. Tuttavia, l’aver affrontato tessiture tanto diverse con esito sostanzialmente riuscito, dà la misura, più che della discontinuità, che a suo tempo ci aveva impressionati, della versatilità di questa cantatrice, che, ricordiamo, ha debuttato discograficamente nei difficilissimi Dodici Duetti Buffi (composti nel 1745 circa) di c (ancora accanto a Casagrande), come mezzosoprano acuto. Niente da aggiungere a quanto già scritto sull’interpretazione di Luca Casagrande, che rimane una delle sue più curate, soavi e delicate, vocalmente e musicalmente, e quanto a dizione è addirittura esemplare, una delle sue migliori in disco. Ci piace sempre Cumer, ma ne disapproviamo l’invadenza dello stile cembalistico, perfetto per un solista, fastidioso quando tenta di imporsi sulle voci, soprattutto su quella di Liberato, meno su quella di Casagrande, che ha troppa esperienza e troppa personalità, per lasciarsi travolgere dalle velleità di un novello Händel. Perfetto e senza carattere, ora come all’ascolto del ’99, il violoncello. Si spera che, nella seconda parte del lavoro sulle Cantate di Steffani, il violoncello sia affidato ad altri, non importa se meno dotato del gusto per le simmetrie, che, alla lunga, può risultare noioso.</p>
<p style="text-align: justify;">Menzione (d’onore) a parte per Lagrime dolorose, Cantata per voce di basso, flauti e continuo: un piccolo gioiello, che questa registrazione, nell’interpretazione di Casagrande, illumina di cupi bagliori vellutati e fasci di luce soffusa.</p>
<p style="text-align: justify;">Le Cantate di Steffani, e queste in particolare, sono fatalmente destinate ad un pubblico intelligente e musicale, quindi fatalmente esiguo, proprio perché composte da uno tra gli autori italiani più acutamente sensibili e colti del periodo a cavallo tra Sei e Settecento, che, come quasi tutti i suoi colleghi del tempo, usava la forma &#8220;cantata&#8221; per sperimentare personali soluzioni musicali. Spesso, inoltre, queste cantate non erano nemmeno destinate ad essere cantate in pubblico, al massimo entro cerchie ristrette di intenditori e musicisti.</p>
<p style="text-align: right;">Ilaria Prof. Daolio<br />
Letteratura e Storia del Teatro<br />
e Direzione<br />
Istituto Monteceneri<br />
Milano.</p>
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		<title>Cantate a una e due voci – Parte I</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Mar 1999 23:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Agostino Steffani (1654 – 1728) PRIMA REGISTRAZIONE ASSOLUTA Ideazione e Produzione Luca Casagrande Direzione Artistica Nicola Cumer SCARLATTI CAMERA ENSEMBLE Mezzosoprano Loretta Liberato Baritono Luca Casagrande Flauti Daniele Valersi – Emanuela Di Cretico Violoncello Claudio Frigerio Clavicembalo Nicola Cumer Ha &#8230; <a href="http://www.luca-casagrande.com/produzioni/cantate-a-una-e-due-voci-%e2%80%93-parte-i-%e2%80%93-agostino-steffani/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-112" title="4_LC004-Cantate-a-una-e-due" src="http://www.luca-casagrande.com/wp-content/uploads/4_LC004-Cantate-a-una-e-due.jpg" border="1" alt="" width="300" height="300" /></p>
<p>Agostino Steffani (1654 – 1728)</p>
<p><strong>PRIMA REGISTRAZIONE ASSOLUTA</strong></p>
<p>Ideazione e Produzione <strong>Luca Casagrande</strong></p>
<p>Direzione Artistica <strong>Nicola Cumer</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>SCARLATTI CAMERA ENSEMBLE</strong></p>
<p>Mezzosoprano<strong> Loretta Liberato</strong><br />
Baritono <strong>Luca Casagrande</strong><br />
Flauti <strong>Daniele Valersi</strong> – <strong>Emanuela Di Cretico</strong><br />
Violoncello <strong>Claudio Frigerio</strong><br />
Clavicembalo <strong>Nicola Cumer</strong></p>
<p>Ha collaborato <strong>Jessica Nardon</strong></p>
<p>Registrato nel febbraio 1999 e stampato nel marzo 1999</p>
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