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“La Cenerentola” – Atto II – “Questo è un nodo avviluppato” (Sestetto) – Film version 1981 – G. Rossini

by Luca

Nella breve (un cinquantennio, più o meno: da Visconti in poi) storia della regia lirica i décoratori si sprecano [e sfiniscono a furia di ninnoli camp (un altro indizio? iniziali FZ)], i provocatori si spintonano [e tediano con trovate incomprensibili e chiarissime sciatterie (pessimo ultimo Walter Pagliaro, responsabile di una nefanda FAVORITE vista a Bologna e – si spera – in pochi altri siti)] e i registi scarseggiano. Fra questi ultimi, Jean-Pierre Ponnelle rimane uno dei più rappresentati(vi) (scomparso ormai da quindici anni, i suoi allestimenti continuano a essere riproposti in molte occasioni) e l’unico ad avere realizzato una reale (e sottovalutata) mediazione fra teatro e cinema (attraverso lo schermo televisivo, prima destinazione di gran parte dei suoi lavori).
Il regista ha saputo creare non opere filmate ma veri film, oggetti audiovisivi in grado di superare i confini della testimonianza discografica accessoriata di scene e costumi. Artista completo (anche scenografo e costumista), di lussuosa e misurata eleganza, Ponnelle colloca la musica sopra ogni altra cosa: i movimenti di macchina e quelli dei cantanti-attori raramente rispettano la lettera dei libretti operistici (spesso rielaborati nel profondo, non solo nella definizione spazio-temporale) ma trovano infallibilmente la propria giustificazione nelle partiture. I lavori migliori di Ponnelle sono trasparenti e solidissimi meccanismi in cui apparenti errori tecnici (lo scollamento ghezziano di movimenti labiali ed emissioni vocali, in alcuni passi de LE NOZZE DI FIGARO e COSÌ FAN TUTTE) sono riconducibili a precise esigenze espressive (rispettivamente il ritratto dei sentimenti ineffabili e l’invisibile denuncia degli inganni occultati).
Ponnelle è insuperato e insuperabile nel campo dell’opera del ‘700 e del primo ‘800, soprattutto in ambito comico. La musica classica (che, alla lettera, è quella di Rossini e Mozart, per citare gli autori affrontati dal regista) possiede “una concezione artistica e […] una prassi musicale divinamente equilibrate nei loro fattori”[1] e al tempo stesso la capacità di ribaltare di segno(/senso) tale perfetta grazia, ri/costruendo lucidamente gli abissi dell’animo umano. Alle prese con partiture dai toni fortemente drammatici (RIGOLETTO, MADAMA BUTTERFLY), Ponnelle scivola talvolta in una maniera di segno stridulo: esaminando al microscopio filmico i crudeli e millimetrici cristalli del dramma giocoso mozartiano e rossiniano, sa sondare i superbi ingranaggi testuali con un limpido distacco la cui apparente freddezza è indice non di banale cinismo ma di profondo, religioso (cfr. PROVA D’ORCHESTRA) rispetto per una drammaturgia ostinatamente “aliena”, d’insopprimibile fascino.

Jean-Pierre Ponnelle (19 February 1932 – 11 August 1988) was a noted French opera director.
Ponnelle was born in Paris. He studied philosophy, art, and history there and, in 1952, began his career in Germany as a theatre designer for Hans Werner Henze’s opera Boulevard Solitude. He was greatly influenced by the work of art director Georges Wakhévitch who also designed sets and costumes for the theatre, the ballet, and the opera.
In 1962, Ponnelle directed his first production of Richard Wagner’s Tristan und Isolde in Düsseldorf. His production of that opera at the Bayreuth Festival in 1981 was widely praised as one of the most aesthetically beautiful in its history.
His work throughout the world included stage productions at the Metropolitan Opera and the San Francisco Opera; productions for television (a Madama Butterfly in 1974 notable for performances by Mirella Freni and the young Placido Domingo); and filmed versions of operas such as the well-known Karl Böhm-conducted The Marriage of Figaro. His 1969 production of Mozart’s then neglected La Clemenza di Tito for Cologne helped re-establish this work in the repertory. Ponnelle also was a frequent guest at the Salzburg Festival.[1]
Often, his productions were controversial. His 1986 Aida at Covent Garden, in which he replaced the usual ballet dancers with young boys, was soundly booed and never revived, though his earlier Don Pasquale at the same theatre had been a triumph ,[2] as were his interpretations of well-known works. [3][4]
He died in Munich, Germany in 1988 of a pulmonary embolism following a tragic fall into the orchestra pit during rehearsals for a production of Carmen with the Israel Philharmonic Orchestra under Zubin Mehta. His son is the orchestra conductor Pierre-Dominique Ponnelle and his nephew is the French guitarist and producer Jean Pierre Danel.

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