Milano, maggio 2004. Esaminando i manoscritti delle cantate di Antonio Cesti (Arezzo,1623-Roma, 1669) si affaccia alla mente un primo, immediato pensiero: improponibili. Per rendere ascoltabili al giorno d’oggi questi abbozzi dall’apparenza scorretta e noiosa, e rendere così giustizia alla ricchezza e all’originalià dello “stile grazioso” di Cesti e ai suoi “meravigliosi” poeti (qui Giovanni Filippo [...]
